"Quando i verdi occhi di un gatto scrutano dentro di voi, potete essere certi che qualunque cosa vogliano dirvi, è la verità!" (Lillian Moore) Home L’allevamento Maschi Femmine Cuccioli Il Norvegese Immagini Altri amori Links Scrivimi Dove siamo Il gatto Norvegese delle Foreste Allevamento amatoriale di Gatti Norvegesi delle Foreste di Patrizia Pucci da Filicaja Quando si cercano le origini del Gatto delle Foreste Norvegesi vengono alla luce molte storie: alcune verosimili, altre del tutto fantasiose.   Narra un'antica leggenda vichinga che tanto, tanto tempo fa, in un lontano paese del Nord, viveva una bellissima dea un po' ribelle e un po' sbarazzina:  Freya, che trascorreva il suo tempo in compagnia di alcuni gatti di colore bianco, dall'aspetto maestoso e con il mantello fitto, lungo e soffice al tatto, che  la deliziavano nelle sue tristi giornate facendole tante fusa. Freya era la dea della fertilità e dell'amore e si divertiva molto ad andare in giro sopra ad un carro trainato da una muta di questi fantastici e maestosi gatti simili nell'aspetto ai moderni Gatti delle Foreste Norvegesi.  Un'altra leggenda racconta che Thor, il possente dio della folgore, si rivelò incapace di sollevare da terra un gatto di questa razza, talmente era pesante. Le origini di questi magnifici felini si perdono dunque nella notte dei tempi, evocando epoche lontane nonché il leggendario popolo dei Vichinghi. Pare infatti, che i progenitori dei nostri maestosi gattoni fossero impiegati dai Vichinghi nei lunghi viaggi sui mari per tenere sgombro dai topi le stive delle navi e divenne in poco tempo anche il gatto domestico delle loro case. I Vichinghi, ardimentoso popolo amante dell'avventura, furono i primi ad intrecciare grandi reti commerciali che collegarono l'intero bacino mediterraneo all'Atlantico ed al nord Europa. È possibile che sia questa la ragione per cui furono trovati molti gatti a pelo lungo semi-selvatici in Normandia. E ciò potrebbe anche aver contribuito all'espandersi dello stesso tipo di gatto negli Stati Uniti d'America. Come non rimanere affascinati davanti ad un Norvegese, dalla sua bellezza semplice, altera e allo stesso tempo irresistibile, dal suo sguardo dolce e selvaggio? L'essere esposti per generazioni al clima nordico, ha dato al mantello di questi gatti delle  particolari caratteristiche di resistenza alle intemperie. Un folto sottopelo lanoso mantiene la  temperatura corporea, coadiuvato dall’invernale ispessimento cutaneo, mentre il pelo  superficiale grasso ed impermeabile (idrorepellente) protegge l'animale dalla pioggia e dal  ghiaccio.  Il mantello si allunga verso le zampe posteriori dove, ricco e abbondante, forma ampi  calzoncini privi di pelo dominante. La coda è lunga e molto folta. Il suo passo nella neve è,  inoltre, favorito dalla leggera palmatura dei piedi, che sono larghi e forti con lunghi ciuffi di  pelo che fuoriescono tra le dita. La maggior altezza delle zampe posteriori rispetto a quelle anteriori, gli impedisce di  sprofondare nella neve, proteggendo così il ventre dal gelido contatto con il suolo. Unghie potentissime e forte ed agile muscolatura gli consentono di arrampicarsi ovunque,  persino sulle rocce. È uno dei pochissimi gatti che scende da un albero girando a spirale lungo il tronco, oppure  con la testa girata verso il basso, come fanno solo i grossi felini  Aspetto e carattere Origini La testa del norvegese è triangolare, con mento forte e profilo diritto, e poiché ogni caratteristica morfologica è la soluzione ai problemi dell'habitat naturale, la lunga canna nasale,  tipica di questa razza, è necessaria per far arrivare riscaldata l’aria nei polmoni. Le orecchie sono grandi, alte sul cranio e larghe alla base. Lunghi ciuffi di pelo ne arricchiscono il margine interno, fino alla punta guarnita da un ciuffetto. Il pelo delle guance scende, formando sul petto un folto collare simile a una grande barba. Gli occhi sono grandi, ben distanziati e leggermente obliqui; nel suo insieme è un gatto  grande e muscoloso, di aspetto possente ed elegante.  Il Norvegese emana un’impressione di forza e tranquillità. I maschi che arrivano a pesare intorno ai sette/otto chili sono molto più imponenti delle femmine il cui peso si aggira  intorno ai cinque/sei chili. Riguardo al carattere, il Gatto delle Foreste Norvegesi non assomiglia affatto ad altre razze. Un gatto selvatico deve essere intelligente ed inventivo se vuole sopravvivere. Nei tempi  difficili, quando il cibo è scarso e il tempo è brutto, possono sopravvivere solo soggetti intelligenti e capaci di usare metodi non ortodossi per procurarsi del cibo e un rifugio. Il  Gatto delle Foreste Norvegesi è coraggioso ed intrepido. Ha imparato da generazioni, che il miglior tipo di difesa è l’attacco. Ciò gli fornisce una volontà fortissima e nervi saldi. I  Norvegesi non diventano nervosi o irrequieti: accettano ogni cambiamento con una sorprendente serenità, e si adattano facilmente alle nuove situazioni.   Allo stesso tempo il Norvegese è un gatto vivace, vigile e forte. Non c'è nulla di male nel tenere un Gatto delle Foreste Norvegesi in appartamento, ma è necessario dargli la  possibilità di arrampicarsi e farsi le unghie. Un bel tronchetto con una base ampia e della corda attorcigliata attorno è un ottimo graffiatoio, ed un ripiano sistemato in alto  provvederà al suo bisogno di esercizio.   Ovviamente è anche possibile fare uscire il gatto all'aperto. Se questa è la vostra scelta, vi accorgerete che il Gatto delle Foreste Norvegesi ama arrampicarsi sugli alberi più alti del  giardino. Lo potrete vedere scendere dall'albero quasi correndo, non raramente a testa in giù oppure girando a spirale lungo il tronco. I Gatti delle Foreste Norvegesi, specialmente le femmine, sono dei cacciatori sorprendenti. Possono facilmente afferrare un uccello in volo. Se vengono tenuti al chiuso le loro  prede favorite saranno mosche e simili. Il Norvegese va molto d'accordo con altre razze di gatti, con i cani, e con i bambini. Generalmente si attacca ad una persona in particolare, che segue ovunque. Non è poco socievole o disinteressato al resto della famiglia, fintanto che può rimanere con il suo  “umano preferito”, nei momenti di calma, in caso di stress, durante una malattia o un parto. Come animali da allevamento i Norvegesi sono robusti, sani e non complicati. Apprezzano l'interesse del proprietario nei momenti salienti della loro vita, come l'accoppiamento o il  parto, pur cavandosela facilmente da soli. L'intelligenza del Gatto delle Foreste Norvegesi e il suo comportamento energico e vivace ovviamente esigono alcune attenzioni da parte del suo proprietario, affinché il gatto possa  svilupparsi vigorosamente sia fisicamente che mentalmente.  Il Norvegese ama imparare giocando. Impara velocemente a camminare al guinzaglio, ad andare a prendere e riportare una "preda" o a saltare a comando _ per menzionare soltanto alcune cose.  Se vi assicurerete che il Norvegese abbia qualcosa con cui giocare e che tenga sempre in esercizio i suoi muscoli, la vostra ricompensa sarà un amico felice, bello ed interessante  sia per gli adulti che per i bambini. Curiosità Il gatto nei miti, nelle leggende, nella magia... Un gatto per poter essere chiamato tale deve rispettare le 13 regole d'oro che stanno alla base del suo io  1. Legge d'inerzia del gatto Un gatto a riposo tende a rimanere a riposo, a meno che non sia spinto da una forza esterna come l'apertura di una scatoletta di bocconcini o un topo che gli corre accanto.   2. Legge del moto del gatto Un gatto si muoverà in linea retta, a meno che ci sia un motivo realmente buono per cambiare direzione. 3. Legge del magnetismo del gatto Tutti i blazer blu e i maglioni neri attraggono il pelo del gatto in maniera direttamente proporzionale alla scurezza del tessuto. 4. Legge del gatto che dorme Per quanto possibile, ogni gatto deve dormire con il padrone in una posizione tanto scomoda per il padrone quanto comoda per il gatto. 5. Legge di allungamento del gatto Un gatto allungherà il suo corpo abbastanza da raggiungere appena qualcosa che lo interessa. 6. Legge del tavolo della cena I gatti devono presenziare a tutti i pasti allorché venga servito qualcosa di buono. 7. Legge dell'ostruzione Un gatto deve giacere sulla porta in una posizione tale da ostacolare al massimo il passaggio di chiunque. 8. Legge del tappeto Nessun tappeto può rimanere al suo stato originale per molto tempo.  9. Prima legge di conservazione dell'energia I gatti sanno che l'energia non si può ne creare né distruggere, e se ne userà, quindi, il meno possibile.  10. Seconda legge di conservazione dell'energia I gatti sanno anche che l'energia si può recuperare solo sonnecchiando tutto il giorno.  12. Legge del frigorifero Se un gatto fissa un frigorifero abbastanza a lungo, qualcuno verrà per prendere qualcosa di buono da mangiare. 13. Legge della coperta elettrica Metti una coperta elettrica sul letto e un gatto ci salterà sopra alla velocità della luce. Fin da quando il gatto fece la sua prima comparsa accanto all'uomo, è stato oggetto delle più  disparate "attenzioni" da parte della nostra razza: gli umani.  Dal sacro al profano il gatto ha spesso incarnato in sé talmente tanti elementi che hanno dato  all'uomo la possibilità di:  Adorarlo come essere sacro  Alleato dell'uomo  Poi sopraggiunse la superstizione…  Il gatto e le Streghe  È meglio il gatto o il cane?...  Sapete il vero motivo del "gatto nero che traversa la strada"?  Il gatto di Maometto  Bene, andiamo con ordine, punto per punto, e vediamo di "sfatare" un po' di "ridicolo" e proviamo invece ad apprezzare e comprendere un po' degli antichi pensieri:     Pur convivendo con l'uomo da migliaia di anni, la migliore documentazione che abbiamo, circa il rispetto profondo portato dall'uomo antico a questo animale, ce la forniscono per primi gli Egizi (documenti risalenti al 2000 a.C.).    Essi erano profondamente affascinati dalla bellezza e dalle infinite doti di questo animale; la sua capacità di vedere nel buio, l'utilità nel controllo di altre specie nocive per l'uomo, lo  stato di benessere che ne ricavavano nell'accarezzarlo etc., arrivarono ad onorarlo riproducendolo in sculture di pietra, a mummificarlo dopo la sua morte e a seppellirlo, dopo  adeguato funerale, nelle stesse tombe di famiglia.   Per i Greci e per i Romani, il gatto era associato al culto per la Dea Artemide o Diana Cacciatrice; quindi legato al Divino Femminile e a colei che di notte va a caccia, veglia e protegge  mentre tutti dormono. Colei che controlla l'alternanza delle stagioni e le leggi della natura, quindi tutti quei cicli di vitale importanza per la vita stessa degli uomini.   Per i Vichinghi: le loro navi, che solcarono quasi tutti i mari, non mancavano mai di avere a bordo alcuni gatti, con il duplice scopo di tenere lontano i roditori dalle derrate alimentari e  di allontanare gli spiriti negativi delle tempeste.   Per i Norvegesi, il carro d'oro della Dea Freya, Dea dell'amore e della fertilità, era trainato da splendidi Gatti Norvegesi che guidavano la Dea attraverso foreste e ghiacciai.   In tutti i paesi anglosassoni, a tutt'oggi, il gatto è un animale rispettatissimo quale incarnazione di spiriti protettori e gentili con gli uomini.      Quando gli uomini, da nomadi divennero stanziali, l'utilità e la presenza del gatto, nelle comunità umane, si manifestò in maniera ancor più importante ed evidente. Infatti i gatti  riducevano enormemente la presenza dei serpenti, dei roditori e di conseguenza anche di terribili parassiti.   Per esempio, durante la micidiale epidemia di peste del 1700, che devastò l'Europa quasi dimezzandone la popolazione, e di cui furono responsabili proprio i topi, l'apporto dei gatti, in  quanto cacciatori per antonomasia di questi roditori scomodi, fu determinante nel cercare di controllare lo sviluppo dei suddetti topi, rivelatosi devastante.      All'arrivo del Cristianesimo, o per essere più precisi ed obiettivi, al sopraggiungere dei cosiddetti evangelizzatori medioevali, che nella loro smania, del tutto "terrena", di conquistare il  potere e quindi di sopprimere con ogni mezzo, le antiche ed altrui credenze a cui spesso erano legati questi splendidi animali (e purtroppo non toccò soltanto ai gatti!), iniziarono a  denigrarli nei modi più assurdi ed abietti; arrivando addirittura ad identificarli con il "Male"…quello con la "M" maiuscola! I più ingenui ci credettero, che ci volete fare?! L'ignoranza è  la peggiore delle malattie!   Ma ditemi: avete mai letto in un solo brano delle Sacre Scritture, dalla Bibbia ai Vangeli, al Corano, ai Veda, ai Sacri libri Buddisti etc., un solo brano che denigri il gatto? No,  semplicemente perché non esiste! E' pura invenzione umana, che rimaneggiò, per fini non certo nobili, antichissime usanze o leggende assolutamente benevole nei confronti dei nostri  nobili amici a 4 zampe.     Il gatto, la magia, le streghe: poveri noi!   Quanta miserabilità umana è stata "bruciata" in questa accoppiata!    Il gatto come animale magico? Ma è vero, il gatto è magico!   Voi forse possedete la sua naturale capacità di vedere nel buio? Siete forse capaci di avere il suo acutissimo udito o il suo incredibile senso dell'olfatto? Avete la sua sviluppatissima  visione laterale? Il suo sguardo magnetico? Avete doti di così elevata sensibilità percettiva che vi consentono di "sentire" l'avvicinarsi di un pericolo, di un terremoto, la percezione di  uno stato ansioso o di un malessere presente nella persona che vi è accanto?    Sapete spiccare balzi incredibili, fare le fusa o ritrarre le unghie? E…mi fermo qui per motivi di spazio.   Se solo per questo volete vederlo come "un animale magico", va bene, fatelo….ma solo per questo, per favore! Le superstizioni, gentilmente, lasciamole ai mediocri!     È meglio il gatto o il cane? Chi vuole più bene all'uomo (ecco il nostro bell'egoismo che viene fuori!)?    Chiedo scusa ma, personalmente, ritengo improponibile questo tipo di paragone.    Ho anche un cane e lo amo tantissimo. Ma non è logico paragonare due esseri così diversi, sia strutturalmente che comportamentalmente distanti.    I paragoni dovrebbero essere fatti tra soggetti che hanno almeno una omogeneità di base; il gatto ed il cane non ce l'hanno, soprattutto nei confronti del loro approccio con l'essere  umano.   Il cane tende a dare "l'impressione" di essere più "attaccato" affettivamente all'uomo e questo perché in realtà ne è dipendente pressoché totalmente avendo sviluppato  nell'addomesticamento di secoli, caratteristiche che lo hanno portato all'obbedienza cieca e spesso mal ripagata, verso l'uomo.    Il gatto invece è dotato di una spiccata indipendenza propria, anche intellettiva; sa provvedere a sé stesso, è fiero di carattere, ma nello stesso tempo ama molto socializzare con le  persone e gli altri animali domestici, a cui non manca mai di manifestare il proprio amore (anche noi umani non dimostriamo amore nello stesso modo, siamo diversi),con infinite  effusioni affettive che hanno semplicemente modalità espressive diverse da quelle del cane.    Non è vero che il gatto vi ama solo perché gli date da mangiare o un posto caldo dove stare; tutto questo è perfettamente in grado di trovarselo anche da solo, senza il vostro aiuto! Ciò  nonostante, viene sempre a cercare le vostre coccole, la vostra presenza, il vostro amore per lui.    Un piccolo esempio: quando rientro a casa (e magari sono stata via solo il tempo di d'andare a fare la spesa) il mio cane mi corre energicamente incontro e mi salta addosso per  festeggiare il mio rientro. I miei gatti prima, davanti a me, fanno tante capriole sul pavimento per farmi capire che sono contenti di rivedermi, poi vengono a strusciarsi delicatamente  contro le mie gambe ed allungano il collo aspettando una mia carezza.   Questo voi come lo chiamate? Io lo chiamo Amore!   Quindi, per favore, amateli entrambi e rispettateli, senza tentare inutili confronti.   La famosa storia del gatto nero che porta male se vi attraversa la strada, risale all'epoca delle carrozze a cavalli, quando le vie di notte non erano illuminate; se un povero gatto nero  attraversava all'improvviso la strada ai cavalli che non erano in grado di vederlo per via del suo colore nel buio, si imbizzarrivano spaventati e quindi potevano causare problemi ai  vetturini!     Oggi, a guardare bene le nostre strade, con le automobili che sfrecciano incuranti, mi par bene che la peggio ce l'hanno i poveri gatti che muoiono a decine per colpa di automobilisti  scatenati.      Secondo la leggenda Maometto aveva un gatto al quale era molto affezionato. Questo gatto si chiamava Muezza, e godeva di un singolare privilegio: poteva dormire sulle maniche del  Profeta. Un giorno Maometto dovette allontanarsi proprio mentre Muezza riposava e lui, pur di non disturbare il micio, si fece tagliare la manica della veste.   Al suo ritorno in segno di riconoscenza Muezza si inchinò al padrone e Maometto lo accarezzò per tre volte sul dorso, donando così al gatto la capacità di atterrare sempre sulle  zampe.   residenza 0564 609213 cellulare   339 2307163